“VOUS N’ETES PAS A LA MAISON” Laboratorio teatrale sulla shoah

“Eccomi dunque sul fondo. A dare un colpo di spugna al passato e al futuro si impara assai presto, se il bisogno preme. Dopo quindici giorni dall’ingresso, già ho la fame regolamentare, la fame cronica sconosciuta agli uomini liberi, che fa sognare di notte e siede in tutte le membra dei nostri corpi; già ho imparato a non lasciarmi derubare, e se anzi trovo in giro un cucchiaio, uno spago, un bottone di cui mi possa appropriare senza pericolo di punizione, li intasco e li considero miei di pieno diritto. Già mi sono apparse, sul dorso dei piedi, le piaghe torpide che non guariranno. Spingo vagoni, lavoro di pala, mi fiacco alla pioggia; già il mio stesso corpo non è più mio: ho il ventre gonfio e le membra stecchite, il viso tumido al mattino e incavato a sera; qualcuno fra noi ha la pelle gialla, qualche altro grigia: quando non ci vediamo per tre o quattro giorni, stentiamo a riconoscerci l’un l’altro. Avevamo deciso di trovarci, noi italiani, ogni domenica sera in un angolo del Lager; ma abbiamo subito smesso, perché era troppo triste contarci, e trovarci ogni volta più pochi, e più deformi e più squallidi. Ed era così faticoso fare quei pochi passi: e poi, a ritrovarsi, accadeva di ricordare e di pensare, ed era meglio non farlo”. [Se questo è un uomo – Primo Levi]

Toccare il fondo. A volte succede. Succede per cause inspiegabili e profondamente insensate, prive di fondamento. A noi, spettatori passivi dell’orribile tragedia dell’Olocausto non resta che assaggiare e scoprire il nulla attraverso immagini, fonti e testimonianze emerse dal fondo, da quel fondo a noi tanto lontano quanto insignificante. Insignificante nel momento in cui gli attori della vicenda, e la vicenda medesima, sono estremamente lontani per tempi, modi di vivere e abitudini differenti. Considerare un problema con gli occhi critici di pregiudizi scolastici e accademici, seppure lodevoli, spesso sminuisce ed impoverisce la complessità del fatto stesso. Essere deprivati del proprio nome, della propria identità, del suono della propria voce, essere annullati dal mondo, costretti a non vivere e lavorare perché colpevoli di essere altro: l’altro da annientare, da distruggere; assoggettati al mito, il mito che ritorna e che determina il fluire delle cose, il mito – in questo caso mito della patria, del sangue, della razza – creato dall’uomo e che si stacca imbevendosi di divino per avvolgere e dirigere l’esistenza, sono questioni capitali incomprensibili da letture e visioni impacchettate e offerte per suscitare una sensibilità condizionata. Un evento come quello della shoah chiuso in libri e pellicole sembra un fatto passato, irripetibile che non avverrà mai più. Siamo del tutto sicuri di tutto ciò? Fintantoché avremo nelle nostre coscienze il germe della discriminazione nulla può venire escluso nella scena delle nostre vite:

“A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo”. [PRIMO LEVI]

L’Associazione culturale di Promozione Sociale (APS) “OSKENÉ – Oltre la Scena” propone un Laboratorio Teatrale sul dramma dell’Olocausto con lo scopo di costruire uno spettacolo finale da allestire nel giorno della memoria, il 27 gennaio del 2015. L’intenzione è quella di studiare da vicino il fenomeno della Shoà attraverso un Corso Intensivo di teatro della durata di 36 ore da distribuire nel primo mese dell’anno.

OBIETTIVI

Durante il periodo pedagogico-didattico gli operatori teatrali dell’Associazione “OSKENÉ – Oltre la Scena” avranno l’obiettivo di offrire, agli allievi, gli strumenti per una maggiore e profonda comprensione del dramma dell’Olocausto attraverso metodi teatrali specifici che andranno a lavorare sulle strutture percettive sedimentate nella coscienza di ognuno di noi, radicate nel linguaggio quotidiano per dare la possibilità di affrontare in maniera diretta il virus del razzismo insito nelle nostre pratiche di pensiero. Un percorso teatrale, filosofico, psicanalitico e psicologico atto alla esplorazione dei diversi strati, di matrice freudiana, componenti la psiche umana per l’individuazione di traumi o problemi latenti per un processo di liberazione da essi necessario in vista di un cambiamento radicale della persona. Cambiamento radicale incentivato e incentivante da una visione comunitaria della realtà a dispetto di un nazionalismo cieco dettato da secoli di pensiero individualista. Una educazione improntata ad infondere uno spirito di collaborazione all’interno del gruppo-classe con conseguenze positive all’interno del più ampio ambiente-mondo.

Tutto questo avrà come base la letture di testi fondamentali riguardanti il tema proposto dai quali verrà costruito lo spettacolo finale; si prenderanno in considerazione libri quali Olocausto di Gerald Green, Kaputt di Curzio Malaparte, L’istruttoria di Peter Weiss, Testimonianze di Pierre Seel di Pierre Seel, Io, Deportato omosessuale di Pierre Seel La baracca dei tristi piaceri di Helga Schneider, La scelta di Sophie di William Styron e vari film che trattano del tema proposto dai quali saranno tratti parti adattate in uno spettacolo teatrale itinerante.

Dal punto di vista strettamente tecnico verranno offerti gli strumenti inerenti il lavoro dell’attore nel complesso sia sul piano vocale, sia sul piano del corpo e della presenza scenica sia sul piano psicologico-percettivo ed emotivo:

Scoperta del corpo

  • Migliorare la coordinazione e l’orientamento spazio-temporale.
  • Rivalutare e ri-scoprire l’importanza e la bellezza della fisicità con lo scopo di curare i movimenti acquisendo consapevolezza e rispetto del e per il proprio corpo e quello dell'”altro”.
  • Essere in grado di comunicare attraverso il proprio corpo gestendolo con sicurezza, imparando a controllare i propri impulsi.
  • Imparare a canalizzare l’energia del proprio corpo in tutte le situazioni richieste dalla contingenza del ruolo.

Impostazione della voce

  • La respirazione, naturale e diaframmatica, esercizi per il potenziamento della voce, e per liberare la voce naturale.
  • Impostazione e modo di articolare il suono.
  • Il tono,la parola chiave, il volume e l’intensità.
  • La tonalità, il colore, il tempo e il ritmo.
  • L’espressione e l’interpretazione.

Metodo T’DU (Teatro D’Urgenza: Stanislavskij-Boal-Brecht)

  • Imparare a riconoscere le varie emozioni provenienti dalla propria esperienza quotidiana immedesimandosi in esse con l’aiuto costante dell’insegnate/guida mediante stimoli esterni quali musica, immagini, colori e altri strumenti
  • Portare sul piano della coscienza qualsiasi sentimento di carattere discriminatorio
  • Isolare tale sentimento e tentare di indebolirlo
  • Rendere migliore la comunicazione incentivando l’ascolto reciproco all’interno del gruppo rafforzando, in tal modo, le capacità espressive nell’ambito relazionale.
  • Abbandonare la propria “identità” per trasferirsi, attraverso esercizi di immedesimazione, in situazioni di vita differenti per capire i comportamenti, le esigenze, le gioie, le speranze, le paure di altre “identità”
  • Stimolare al lavoro di comunità a dispetto dell’attitudine solita di agire secondo il principio della competitività per affinare il senso di collaborazione, sentirsi ed essere parte di un tutto.
  • Combattere la solitudine e le barriere che esistono tra i vari soggetti

METODO

STRUTTURA DEL LABORATORIO

Il laboratorio si rivolge a chiunque voglia partecipare, a chiunque intraprendere un viaggio storico all’interno di quella tragedia che ha segnato le coscienze del ‘900, ovvero il clima di terrore e di discriminazione negli anni bui della democrazia europea: gli anni dell’Olocausto.

Ogni incontro avrà come idea base il “gioco” in un clima “festoso” accompagnato dalla serietà degli argomenti scelti e dall’insegnamento delle tecniche teatrali.

Ogni lezione è strutturata in modo da offrire all’allievo un panorama completo dell’universo teatrale che va da esercizi puramente tecnici riguardanti la gestione del corpo e della vocalità ad esercizi meditativi sul tema proposto

Ogni giorno è suddiviso in una fase di riscaldamento iniziale e in una fase in cui si affrontano varie tematiche indicativamente riportate qui di seguito.

Otto incontri (totale 36 ore)

  • Occupazione dello spazio
  • Esercizi sull’attenzione e la concentrazione
  • Esercizi di conoscenza e coordinazione del corpo
  • Esercizi di espressione fisica e presenza scenica
  • Esercizi di creazione di spirito di gruppo
  • Esercizi di respirazione diaframmatica
  • Estendere la durata del fiato
  • Creare dinamica nel discorso
  • Esercizi di lettura musicale
  • Esercizi sulle emozioni e di immedesimazione (Metodo Stanislavskji)
  • Esercizi di Teatro dell’Oppresso (Boal)
  • Tecniche di straniamento (Brecht)
  • Esercizi sulla tecnica di improvvisazione teatrale
  • Preparazione-costruzione dello spettacolo “…Vous n’etes pas a la maison!…”

 Lo spettacolo finale sarà allestito a l’ “Auditorium Chiesa di Santa Maria Maddalena”.

“NON SOLO ATTORI”: Il laboratorio è aperto a chiunque volesse provare un’esperienza diversa di divertimento e di crescita personale e culturale.. Oskené-Oltre la Scena vi aspetta!

Dal 3 gennaio partirà il LABORATORIO TEATRALE INTENSIVO DI TEATRO ( tutti i week end di gennaio per un totale di 36 ore con allestimento di uno spettacolo itinerante da fare i 27 gennaio all'”Auditorium” di Piazza de Mattias) “Vous n’etes pas a la maison!” sul tema dell’Olocausto in cui, attraverso un percorso psicologico-linguistico, psicanalitico, filosofico si avrà la possibilità di “vivere” dall’interno il fenomeno razziale attraverso giochi di “immedesimazione”, di “straniamento” e giochi tratti dal metodo del “Teatro dell’Oppresso” e riflettere sul concetto nietzschiano di “volontà di potenza” e la sua errata interpretazione e cattivo uso nella politica totalitaria hitleriana.
Il LAB è aperto a tutti per un massimo di 10 iscritti. Per info e iscrizioni: Christian Palladino 3207728953 inviare una mail ad info@oskeneoltrelascena.it oppure compilare il form presente nel sito  https://www.oskeneoltrelascena.it sezione ISCRIZIONI ONLINE.
A CONDURRE IL LABORATORIO SARANNO Christian Palladino , Gabriella Campanile e Antonello Cappucci.

IL LABORATORIO SI TERRA’ IN PALESTRA DELLA PASCOLI NEI 4 WEEK END DI GENNAIO

ISCRIZIONI ENTRO IL 31 DICEMBRE 2014

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